La masturbazione: vista da lui, vista da lei
Per sciogliere il ghiaccio partiamo da una cosa che sembrerebbe facile, l'etimologia della parola: non ci sono certezze sull'origine del termine, quello foneticamente più plausibile parrebbe essere la derivazione dall'espressione “manu se turbare” ("turbarsi con la mano"), ma vi sono altre teorie che riportano al latino manu ("mano") e stuprare ("disonorare", "violare") ed altre ancora.
Quale che sia stata l'origine del vocabolo è certo che questa pratica è antica quanto l'essere umano.
Reperti archeologici e scritti riportano l'atto masturbatorio come naturale, frequente e consigliato per gli antichi greci, ma ancora più antico è il primo “dildo” in pietra levigata ritrovato recentemente in Germania e datato a 28.000 anni fa.
Si arrivò poi al Settecento e la masturbazione, grazie (si fa per dire …) ad alcuni medici, venne descritta come pratica orrenda, causa di un'infinità di disturbi e terribili malattie. Queste teorie dominarono la cultura del tempo sino a tutto l'Ottocento e solo con l'avvento della sessuologia nei primi decenni del Novecento l'autoerotismo viene privato sempre più della connotazione peccaminosa ed insana, fino ad essere riconosciuto come pratica normale ed utile per un sana e soddisfacente vita sessuale anche di coppia.
Tutt'ora il concetto di masturbazione è più fortemente legato al maschio che, avendo genitali più facilmente “esplorabili” è facilitato nella scoperta di questa pratica che infatti per i maschi assume una serie di denominazioni più o meno colorite da generazione a generazione e da regione a regione.
Le tecniche utilizzate dagli individui dell'uno o dell'altro sesso sono estremamente varie e dipendono da numerosi fattori personali quali sensibilità, livelli pulsionali, fisiologia: nell'uomo generalmente avviene per stimolazione manuale del pene, ma anche in questo campo la tecnologia può “dare una mano”, infatti sono in commercio una serie di oggetti, o sexy toys ideati appositamente per ottenere il massimo del piacere dalla masturbazione. Non sempre l'attività masturbatoria è solitaria, è infatti normale includere la stimolazione manuale dei genitali nell'ambito della coppia, con o senza ausili meccanici, durante i preliminari al coito o quando non si desidera o non si può completare l'atto sessuale con la penetrazione. In questi casi è bene sapere che nel maschio anche scroto e perineo sono molto sensibili.
Un po' più complesso è l'autoerotismo della donna: innanzitutto le zone che possono portare la donna all'orgasmo sono due: il clitoride e il “misterioso” punto G.

La stimolazione del clitoride richiede un po' di tecnica: nella masturbazione la donna impara facilmente dove, quanto e come “toccarsi” per raggiungere, di norma velocemente, l'acme del piacere; la zona è estremamente sensibile e, se da un certo punto di vista questo è un bene, dall'altro tocchi troppo mirati o intensi provocano fastidio o persino dolore. Nella masturbazione in coppia ciò rende all'uomo il compito un po' difficile anche se, quando la donna ha una buona conoscenza del proprio corpo ed il livello di complicità è adeguato saprà guidare il partner nella giusta direzione. Anche qui possono accorrere in aiuto di lei e del suo uomo giochi erotici mirati che provvedono ad una stimolazione perfetta in termini di “localizzazione” ed intensità, molti dei quali si possono definire “unisex” ed essere utilizzati indifferentemente da entrambe.
Discorso a parte merita il Punto G: tanto difficile da individuare che alcuni studiosi ne negano tutt'ora la reale esistenza; si tratterebbe di un residuo di una primordiale prostata femminile, una parte di tessuto a struttura cavernosa, quindi anatomicamente simile al pene ed al clitoride, che subisce, in fase di eccitazione sessuale, un inturgidimento e che, se stimolato adeguatamente porta all'orgasmo detto “profondo” con conseguente eiaculazione, vale e dire emissione di liquido dalla vagina. La sua ubicazione è nella parete anteriore del canale vaginale a circa 7-8 centimetri dall'apertura, una profondità ed una posizione che lo rendono difficilmente raggiungibile sia tramite la masturbazione che la penetrazione. Torniamo quindi ancora a citare l'esistenza di dildo e vibratori disegnati appositamente per raggiungere e carezzare adeguatamente il Punto G e far sperimentare alla donna nuove e profonde sensazioni.






